Funambolica

Come senza punti fermi

o tappe raggiunte

l’equilibrio apparente

dura pochi istanti

e mi ritrovo ad oscillare

ad ogni minima scossa

sempre lì

ad un passo dal cadere

stanca nell’incedere in questa eterna incertezza

stanca di questo ribollio interiore

di questi crampi allo stomaco

di questo costante chiedermi se sono abbastanza

continuo a muovere piccoli passi da funambola

sbilanciandomi

alle volte a destra

altre a sinistra

nel disperato tentativo di non cadere.

Manifesto incoerente

Luogo ameno.

Una panchina fra mille finestre

che spiavano l’essere noi per un momento.

Le tue mani custodivano il mio seno

la tua lingua

confusa

mi assaggiava

Un vento caldo ci avvolgeva da dentro

Il tuo volere

manifesto tra le tue gambe

contraddetto

dalla brina delle tue parole.

Il potenziale sconfitto da un vecchio amore ormai svanito.

Tu inconsapevole di quanto stavi ammettendo

Celato

dietro raccomandazioni per me

che in realtà parlavano di tue paure.

ad ogni tuo più piccolo gesto

mi ritrovo qui a pensarti

senza saper cosa fare di questo pezzo di me che tende verso te.

tra il tuo non lasciarmi andare e il mio trattenerti

c’è questo filo

sempre più consunto e ingarbugliato

che ci lega

ma non ti porta da me.

quindi placo l’amino e penso

sono solo accenti del tuo baldanzoso io

a cui basta sapere di avermi legata a sè.

pensieri di inizio anno

Sono andata al mare.

Il mare è capace di trasmetterti una serenità immensa.

Un’onda per quanto possa essere alta quando arriva sulla riva è solo schiuma.

La vita è più o meno la stessa cosa.

Le cose quando le vivi ti travolgono, ti portano giù, ti affogano, ti sovrastano, ma poi torni a galla: ancora frastornata ti fermi sulla rena, ti riposi, ti lasci riscaldare dal sole e poi sei pronta ad alzarti e ripartire. 

Tutti i problemi che possono travolgerci vanno affrontati, l’importante è riuscire ad uscirne, vedere anche un briciolo di luce, trovare un pò d’aria e riprendere a respirare. 

La forza per farlo puoi tranquillamente trovarla dentro di te. Non è vero che nessuno si salva da solo. Ci possiamo salvare solo da soli anche se accanto a noi abbiamo la fortuna di aver qualcuno. Ma il lavoro grosso devi farlo tu. Sei tu che devi smetterla di autocommiserarti, smetterla di vedere solo nero, e, anche se è l’unico colore che vedi, bene, prendine atto, inizia a spargere un pò di bianco in piccoli angoli del tuo essere. Così il nero si sfuma, diventa grigio, fino ad arrivare al candore che tanto aneli.

Il punto è iniziare non è arrivare da qualche parte.

Il punto è muoversi.

Siamo nati per combattere contro qualcosa. I problemi iniziano quando non abbiamo nulla contro cui combattere. Quel contro, alle volte, siamo proprio noi. Anche quando il problema viene da fuori, noi possiamo scegliere di non farci toccare, possiamo scegliere di reagire, possiamo scegliere di volerci bene.

Ho incontrato molte persone insoddisfatte di vite che per altri potrebbero essere un magnifico dono. Mi sono fermata a chiedermi il perché. Hanno tutto. Cosa c’è che non va? Siamo perennemente insoddisfatti.

La struttura sociale non aiuta. Il leit motiv degli ultimi anni è stanno quello di farci credere che non siamo abbastanza e questa convinzione si è radicata dentro di noi. Ma a ben vedere non è sempre così. 

Il tutto condito dalla necessità di avere una contestuale vita virtuale. 

La” vetrinizzazione” del nostro io è sicuramente foriera di infelicità.

Le vite in apparenza perfette degli altri ci portano ad essere costantemente scontenti delle nostre. 

Il desiderio di emulare la perfezione altrui ci porta alla costruzione di avatar che rappresentano la parte migliore di noi, da vendere ai nostri followers, per monetizzare più mi piace possibili. 

Tutto questo a scapito della vita vera. 

Meglio immortalare il momento piuttosto che viverlo pienamente. Meglio caricare la foto che parlare con il nostro amico. 

Ho avuto modo di osservare persone che arrivati in un determinato posto “instagrammabile” scattavano una foto e andavano via, senza realmente visitarlo, ma solo per il gusto di mostrare e dimostrare di esserci stati. Oppure persone scegliere il posto dove uscire, mangiare o bere solo perché in voga e non perché conforme ai propri gusti. Tutto questo mi sembra assurdo. 

Con questo non sto demonizzando i social, per molti, che sono riusciti a coglierne le potenzialità, sono stati una vera fortuna. 

Inoltre, sono un ottimo modo per comunicare, conoscere, apprendere tutto quanto succede in questo modo che non è più fatto su misura per noi. 

Internet è difatti la nostra navicella per approdare in qualsiasi luogo noi vogliamo, ma il suo utilizzo non deve andare a discapito della vita reale. 

Progresso non è sinonimo di evoluzione. Quindi sì ad essere contemporanei ma non dimentichiamoci ogni tanto di andare al mare e ritrovare noi stessi. 

Ascoltare il rumore del mare, guardare un tramonto, calpestare la sabbia mi ha regalato molta serenità. 

Con questa serenità scelgo di iniziare questo 2019.

canzone: il mare d’inverno – Loredana Bertè

sentire


Stanza.

Luce soffusa.

La musica mi accarezzava dolcemente;

le vibrazioni di quel ritmo sincopato

scandivano l’andamento della tua lingua – metronomo tra le mie gambe –

forte e poi più carezzevole.

Persa in quell’area,

volavo leggera

tra quei piaceri traditi.

Le tue mani fasciavano il mio corpo,

lo aprivano,

lo giravano con una presa decisa ma delicata.

Fluttuavo.

Sopiti i pensieri,

il tempo assente,

intrappolato dalla libidine di quella stanza.

Un’armonia perfetta che risuona ancora dentro di me.

Io strumento tra le tue mani abili,

tu strumento del mio piacere.

ascolto: John Coltrane; Coleman Hawkins; Charlie Parker; Sonny Rollins…

ancora le tue labbra

Le tue labbra morbide,

così morbide. 

Le stesse labbra che adesso che ti scrivo vorrei avere addosso, ovunque. 

Vorrei sentire il tuo respiro unirsi col mio,

per poi scivolare giù,

sempre più giù, 

fino a farmi smettere di respirare. 

Afferrerei quei ricci neri e guardando, 

fisso,

in quei tuoi occhi grandi, ti chiederei di continuare. 

Continuare fino a quando la tua lingua lascerà il posto ad una presa più forte. 

Ed ora insieme fino a quando un vortice di calore intenso

avvolgerà i nostri corpi.

E poi ancora le tue labbra. 

canzone: Per un’ora d’amore – Mattia Bazar