Pensieri di aprile 2018

Un giorno ti senti un dio

un altro un incompetente

il futuro non lo vedi

e diventi sempre più assente

ti crei un mondo tutto tuo dove ci sono ancora ideali e speranze

perdi il contatto con la realtà

vedi tutto offuscato

bevi qualche bicchiere di troppo per soffocare il risentimento

e questi nuovi anni ’70 sono particolari

al netto degli ideali

c’è la stessa turbolenza

che non ti porta in piazza

perché non trova un nemico

che non ti unisce e non ti schiera

perché non trova un amico

esci di casa

e il negroni ti brucia

e il vapore ti confonde

e ti ritrovi a ballare

e a urlare ad un concerto

dove non sai chi sei

e con chi vuoi stare

perché se non lo vedi il futuro ti toglie anche il presente

non c’è carpe diem

ma solo vuoto che non sai come colmare

e ti senti inadatto

e ti trema la voce

e ti fai rosso

e aumenta il sudore

quando sei in gruppo e non senti di farne parte

qualcosa dentro di te ti fa star male

e non sai cosa dire

e lentamente ti spegni

ma non devi dimostrare nulla a nessuno

fai scivolare via quella sensazione

cerca di essere quello che sei senza alcuna esitazione

senza timore di essere giudicato

perché il tempo può passare

il mondo andare avanti

le tecnologie cambiare

ma l’animo umano è sempre lo stesso

non conta chi sei

le emozioni

le sensazioni

i bisogni

sono quelli.

È la storia che si ripete

è il mondo che cambia restando sempre uguale.

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Eppure sono qui

Sono qui

dentro

intrappolata

tra mille se e perché

in attesa di una voce

ostaggio di false rappresentazioni

di pensieri

e di azioni

mi vedo ma non mi trovo

mi trovo ma non mi vedo

ogni tanto riesco ad uscire

ma per pochi istanti

ogni tanto riesco a capire

ma così per pochi istanti

ogni tanto mi comprendo

ma così per pochi istanti

prima di essere riseppellita

da matasse di polveri nocive

che mi rendono sempre più piccola e debole

Cicatrici

e quelle due cicatrici

riflesse nello specchio

mi ricordano di quanto siamo fragili

di quanto in tenera età sia facile manipolarci

di quanto anche qualcosa di vacuo

possa divenire ostacolo di felicità

Ma quelle cicatrici

riflesse nello specchio

mi ricordano anche di quanto siamo forti

di quanto l’impegno, la determinazione, l’ostinazione, la noncuranza

possano farci raggiungere traguardi

di come la felicità possa annidarsi in cose inaspettate

l’importante è come quel riflesso viene percepito e recepito dai tuoi occhi

l’importante è chi vuoi diventare

Quando ti ho visto per la prima volta

Prima accecata

da una coltre di non essere

Ora

ti leggo

ti vedo

ti rido

Caduta la maschera

assomiglio a qualcosa di più definito

il conoscermi

aiuta la visione di quel quadro di te

che miope

avevo deciso di non dipingere

Tratti più decisi

riempiono lo spazio

così come riesco a cogliere le sfumature del mio sè

Vedo le tue

e sai

Mi piaci